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Nuova azione di replicabilità di LIFE STRONG SEA: recuperate tre reti fantasma a Capo Linaro

Le attività di replicabilità del progetto LIFE STRONG SEA proseguono con un nuovo intervento di recupero di attrezzi da pesca abbandonati lungo le coste italiane. Lo scorso 10 luglio, nelle acque antistanti Capo Linaro (Civitavecchia), sono state recuperate tre reti da posta abbandonate che insistevano su un prezioso habitat coralligeno, grazie alla collaborazione tra ISPRA, coordinatore del progetto, e la Capitaneria di Porto di Civitavecchia.

L’operazione è stata resa possibile dalla segnalazione di un centro diving di Santa Marinella, che ha permesso di localizzare con precisione le reti e di attivare tempestivamente le attività di recupero. Sulla base delle indicazioni fornite dai biologi di ISPRA, i sommozzatori del 2° Nucleo Subacquei della Guardia Costiera, con il supporto dei mezzi navali della Capitaneria di Porto, hanno operato a circa 25 metri di profondità, individuando e rimuovendo le tre reti adagiate sul fondale.

Le reti fantasma rappresentano una delle principali minacce per gli habitat marini del Mediterraneo. Una volta perse o abbandonate, continuano infatti a intrappolare organismi marini e a danneggiare ecosistemi vulnerabili come il coralligeno e le praterie di Posidonia oceanica, compromettendone biodiversità e funzionalità ecologica.

Come previsto dal protocollo sviluppato nell’ambito di LIFE STRONG SEA, dopo il recupero le reti sono state sottoposte alle attività di campionamento biologico da parte dei ricercatori ISPRA, che hanno analizzato gli organismi insediati sugli attrezzi per approfondire gli effetti ecologici delle reti abbandonate e i processi di colonizzazione delle superfici artificiali. Successivamente, il materiale è stato trasferito nell’area di stoccaggio messa a disposizione dall’Autorità di Sistema Portuale, dove sarà gestito nelle successive fasi di trattamento e smaltimento.

L’intervento di Capo Linaro rappresenta un nuovo esempio dell’efficacia del modello operativo sviluppato da LIFE STRONG SEA e della sua trasferibilità in altri contesti del Mediterraneo. La collaborazione tra istituzioni, Guardia Costiera, operatori subacquei e comunità locali dimostra come la condivisione di competenze e la tempestiva segnalazione delle reti fantasma possano tradursi in azioni concrete per la tutela degli habitat marini e della biodiversità.